Come pulire e conservare le perle senza rovinarle
La madreperla è carbonato di calcio: gli acidi la sciolgono davvero. Come pulirle, asciugarle e conservarle senza danni, e i tre segnali che dicono che è ora di rifare il filo.

Le perle non sono pietre. Sono l'unica gemma prodotta da un essere vivente, e sono fatte di madreperla: strati sottilissimi di aragonite tenuti insieme da una sostanza organica. Sulla scala di Mohs stanno intorno a 2,5-4, più tenere di una moneta di rame. È per questo che quasi tutto ciò che funziona sulle pietre dure, sulle perle è un disastro.
Cosa non fare mai
- Niente ultrasuoni e niente vapore. Le vibrazioni separano gli strati di madreperla, il calore secca il filo interno.
- Niente aceto, limone o anticalcare. La madreperla è carbonato di calcio: gli acidi la sciolgono, letteralmente. Non è un modo di dire.
- Niente profumo, lacca, crema o smalto a contatto diretto. Vale la regola che ripetiamo sempre: le perle sono le ultime a essere indossate e le prime a essere tolte.
- Niente immersione. Il filo di seta assorbe acqua, si allunga e non torna più come prima.
Anche il sudore è leggermente acido. Non è un dramma, ma è il motivo per cui la pulizia dopo l'uso non è opzionale.
La pulizia dopo ogni utilizzo
- Passa ogni perla con un panno morbido appena umido (microfibra o camoscio), senza strofinare.
- Se serve di più, una goccia di sapone neutro in acqua tiepida su un panno ben strizzato: mai la collana immersa nella ciotola.
- Asciuga subito con un panno asciutto e lascia la collana distesa in piano finché il filo non è completamente asciutto.
Quel "distesa in piano" conta più di quanto sembri: appesa da bagnata, la seta si allunga sotto il proprio peso e le perle cominciano a ballare.
Come conservarle
Separate da tutto il resto, in un sacchetto di stoffa morbida o in uno scomparto foderato. Qualsiasi altra pietra del portagioie è più dura della madreperla e la graffia.
E un consiglio controintuitivo: non chiuderle in un contenitore ermetico o in cassaforte per mesi. Le perle contengono una piccola percentuale d'acqua e in un ambiente troppo secco si disidratano, fino a formare micro-crettature in superficie. Un cassetto normale, lontano da fonti di calore, va molto meglio di un caveau.
Anche in conservazione, meglio distese che appese: vale per un choker di perle come per una collana lunga.
Quando rifare il filo
Con un uso regolare il filo va rifatto ogni uno-due anni. I segnali sono tre:
- il filo si vede grigio o sporco tra una perla e l'altra;
- compaiono spazi vuoti tra le perle, segno che la seta si è allungata;
- i nodi tra una perla e l'altra si sono allentati.
Quei nodi non sono un vezzo estetico: evitano che le perle si graffino tra loro e, se il filo cede, impediscono di perderle tutte per terra. Sui girocolli di perle barocche e su tutte le collane annodate a mano è esattamente il motivo per cui la lavorazione richiede più tempo.
Trattate così, le perle durano generazioni. E sono tra le poche gemme che traggono beneficio dall'essere indossate: il contatto con la pelle ne mantiene la lucentezza. Le nostre creazioni con perle, coralli e turchese nascono tutte con questo presupposto — che vengano portate, non chiuse in un cassetto.